Vocabolario ecommerce: come leggere (e usare) le sigle che fanno la differenza nei tuoi risultati
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Apri la dashboard del tuo ecommerce e vieni travolt* da un alfabeto infinito: CAC, AOV, CLV, ROAS, CTR, UGC, CLV, KPI…
Se ti sembra di guardare una lavagna piena di sigle scollegate, è normale. Il problema nasce quando questi numeri diventano solo “materiale da report” invece che leve per prendere decisioni.
In realtà ogni acronimo racconta un pezzo del modello di business:
- quanto ti costa acquisire clienti
- quanto ti rendono nel tempo
- dove si perdono nel funnel
- quali campagne valgono davvero la pena
In altre parole: il vocabolario ecommerce non è teoria, è la grammatica con cui scrivi margini e crescita.
In questa guida mettiamo ordine nei concetti chiave e vediamo come collegarli tra loro, così da trasformare le sigle in decisioni pratiche.
1. CAC, CPC, ROAS: il linguaggio dell’acquisizione
Il primo “capitolo” del vocabolario ecommerce è quello dell’acquisizione clienti: tutto ciò che succede prima che qualcuno metta un prodotto nel carrello.
CAC: quanto ti costa davvero un cliente
Il CAC (Customer Acquisition Cost) è il tuo prezzo d’ingresso:
quanti soldi devi investire in marketing e vendite per portare a casa un nuovo cliente.
Negli ultimi anni questo costo è cresciuto molto e, in molti settori, la prima transazione è in perdita.
Per questo non basta più “fare traffico”: devi domandarti se stai:
- comprando semplici clic (che non rivedrai mai)
- o investendo in clienti che, nel tempo, genereranno margine.
Qui entra in gioco il resto del vocabolario.
CPC, CPA, CPL, CPM: i mattoncini del CAC
Per capire come si forma il CAC, devi masticare qualche sigla “tattica”:
- CPC (Cost Per Click) – quanto paghi ogni clic sull’annuncio.
- CPA (Cost Per Acquisition/Action) – quanto ti costa ottenere una specifica azione (es. una vendita, un’iscrizione).
- CPL (Cost Per Lead) – quanto paghi per un contatto qualificato, fondamentale in B2B o vendite complesse.
- CPM (Cost Per Mille) – quanto spendi per 1.000 impression del tuo annuncio (utile per campagne di visibilità).
Sono tutti “pezzi” che, sommati e contestualizzati, vanno a costruire il tuo CAC.
SEO + SEM: due motori, un unico obiettivo
Per governare il costo di acquisizione usi due leve principali:
- SEM / PPC (Search Engine Marketing, Pay Per Click)
- è la leva tattica: compri visibilità immediata
- ottieni dati rapidi, ma se spegni il budget sparisce tutto.
- SEO (Search Engine Optimization)
- è la leva strategica: fai crescere un asset tuo (il sito)
- nel tempo ti porta traffico qualificato “a costo marginale” sempre più basso, riducendo il CAC medio.
L’equilibrio fra SEO e SEM, letto alla luce di CTR (Click-Through Rate), costo per acquisizione e margini reali, è il cuore della tua strategia di acquisizione.
ROAS e iROAS: la bussola delle campagne
Se il CAC è la “foto di insieme”, il ROAS (Return On Ad Spend) è la bussola quotidiana delle tue campagne:
Ricavi generati dalla pubblicità / Spesa pubblicitaria
Un ROAS 4:1 (1€ speso → 4€ di fatturato) può sembrare ottimo… ma dipende dai margini.
Se il tuo margine lordo è basso, anche un ROAS apparentemente “alto” può non bastare.
Livello avanzato:
- iROAS (Incremental ROAS) ti dice quanto fatturato è davvero “merito” dell’ADV, escludendo le vendite che sarebbero arrivate lo stesso (organico, diretto, email…).
2. Carrello, CRO e AOV: dove il vocabolario ecommerce diventa fatturato
Portare traffico è caro, lo hai visto.
Il vero banco di prova del tuo ecommerce è cosa succede quando l’utente arriva sul sito.
CR + AOV: le due metriche gemelle del checkout
Di solito tutti guardano solo al CR (Conversion Rate):
quanti visitatori diventano clienti.
Ma c’è una metrica gemella che vale oro: l’AOV (Average Order Value), ovvero il valore medio dell’ordine.
- Aumentare il CR = più persone comprano
- Aumentare l’AOV = chi compra, spende di più
Lavorare solo sul CR è un errore strategico:
spesso è più semplice e redditizio far crescere l’AOV con:
- up-selling (versione premium, taglia più grande, kit migliore)
- cross-selling (prodotti correlati, accessori)
- bundling (pacchetti vantaggiosi)
- soglia per spedizione gratuita (es. “gratis da 59€”).
Ogni euro in più di AOV rende più sostenibile il CAC.
CRO: smettere di tirare a indovinare
La CRO (Conversion Rate Optimization) è il processo che ti fa smettere di cambiare il sito “a istinto”:
- Analisi
- dati analytics
- heatmap, session recording
- MTA (Multi-Touch Attribution) per capire quali canali hanno davvero contribuito alla conversione (non solo l’ultimo clic).
- Ipotesi
- “il pulsante non si vede”
- “la pagina prodotto non risponde a una domanda chiave”
- “le spese di spedizione sono poco chiare”.
- Test A/B
- due versioni (A e B)
- stesso pubblico, stesso periodo
- vince chi porta più conversioni o AOV.
CRO significa piccoli cambiamenti misurabili, non restyling infiniti.
UGC, SKU e PIM: la pagina prodotto che genera fiducia
Sulla pagina prodotto entrano in gioco altre sigle fondamentali:
- SKU (Stock Keeping Unit) – il codice che identifica in modo univoco il prodotto (e le sue varianti).
- PIM (Product Information Management) – il sistema che gestisce in modo ordinato le informazioni di catalogo (testi, immagini, attributi).
Ma la vera leva che sblocca la decisione di acquisto è l’UGC (User-Generated Content):
recensioni, foto, video e pareri di chi ha già comprato.
L’UGC:
- riduce l’incertezza
- aumenta la fiducia
- può far crescere il tasso di conversione in modo impressionante.
UX (User Experience), CTA chiare e UGC ben visibili parlano la stessa lingua:
quella della fiducia.
3. CLV, CRM, NPS: quando il vocabolario ecommerce guarda al lungo termine
Finché guardi solo il primo ordine, il CAC sembra un peso insostenibile.
Quando inizi a ragionare in termini di CLV (Customer Lifetime Value), il quadro cambia.
CLV > CAC: la formula della sostenibilità
Il CLV è il valore che un cliente genera per il tuo brand nell’arco dell’intera relazione (non in un singolo acquisto).
La regola d’oro:
CLV > CAC, idealmente con un rapporto intorno a 3:1
- rapporto 1:1 → stai spendendo per vendere senza guadagnare davvero
- rapporto alto (es. 3:1) → hai margine per:
- investire di più in acquisizione
- battere i competitor nelle aste
- sostenere campagne aggressive senza bruciarti.
Se CLV e CAC si avvicinano troppo, hai due opzioni:
- abbattere i costi di acquisizione
- (più intelligente) alzare il CLV lavorando sulla retention.
CRM, CSAT, NPS: il motore della fidelizzazione
Per aumentare il CLV serve un sistema:
- CRM (Customer Relationship Management)
- raccoglie e organizza i dati dei clienti
- ti permette di segmentare, personalizzare, creare automazioni (email, SMS, loyalty, win-back).
- CSAT (Customer Satisfaction Score)
- misura la soddisfazione su una singola esperienza (“Com’è andata la consegna? Il supporto?”).
- NPS (Net Promoter Score)
- chiede: “Quanto consiglieresti il nostro brand?”
- ti dice quanti sono promoter, quanti detrattori, quanti neutri.
Incrociando CRM + CSAT + NPS puoi:
- individuare i clienti più fedeli e valorizzarli
- capire dove l’esperienza si rompe
- progettare campagne mirate di riacquisto, cross-sell, referral.
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4. KPI, ROAS, ROMI, ROI, SOV: scegliere i numeri che contano davvero
Nel tuo vocabolario ecommerce troverai decine di metriche.
La vera sfida è capire quali sono KPI (Key Performance Indicators) e quali invece sono vanity metrics.
KPI vs vanity metrics
- KPI
- sono poche
- misurano il progresso verso un obiettivo di business
- puoi collegarle direttamente a ricavi, margini, crescita.
- Vanity metrics
- fanno bella figura in una slide
- ti rassicurano… ma non cambiano il conto economico.
- esempi: like, visualizzazioni, follower, impression slegate dalle conversioni.
Anche la SOV (Share of Voice) – cioè la tua visibilità rispetto ai competitor – è utile solo se va di pari passo con vendite, quota di mercato, CLV.
Altrimenti è rumore.
ROAS, ROMI, ROI: tre livelli di lettura
Qui è facile fare confusione, ma la gerarchia è chiara:
- ROAS (Return On Ad Spend)
- misura l’efficienza delle singole campagne ADV
- è tattico e granulare.
- ROMI (Return On Marketing Investment)
- include tutti i costi di marketing: ADV, software, creatività, team
- dice se il marketing, nel complesso, genera ritorno.
- ROI (Return On Investment)
- è la metrica aziendale definitiva
- considera tutti i costi (prodotti, logistica, stipendi, affitti, ecc.)
- risponde all’unica domanda che conta davvero:
stiamo guadagnando o no?
Puoi tranquillamente avere ROAS alti e ROI negativo se i costi di struttura sono fuori controllo.
Ecco perché il vocabolario ecommerce va sempre letto “a sistema”.
5. B2B, B2C, D2C: stesso vocabolario, priorità diverse
Le sigle sono le stesse, ma il peso di ciascuna cambia in base al modello:
- B2C (Business to Consumer)
- cicli d’acquisto corti, spesso emotivi
- CR e AOV sono centrali nella gestione quotidiana.
- B2B (Business to Business)
- cicli lunghi, razionali, decisioni a più livelli
- CAC può essere alto, ma CLV potenzialmente enorme
- KPI di acquisizione chiave: qualità dei lead, non solo volume.
- D2C (Direct to Consumer)
- il brand vende direttamente
- margini più alti, ma tutta la responsabilità del marketing è sulle tue spalle
- dati di prima parte più ricchi → puoi lavorare in modo più raffinato su CLV, retention e personalizzazione.
Mini vocabolario ecommerce (da salvare)
Giusto un rapido riepilogo dei termini principali che abbiamo visto:
- CAC – costo acquisizione cliente
- CPA / CPL / CPC / CPM – costo per azione, lead, clic, mille impression
- ROAS / iROAS – ritorno sulla spesa pubblicitaria (totale / incrementale)
- CR – tasso di conversione
- AOV – valore medio dell’ordine
- CRO / A/B test – ottimizzazione del tasso di conversione e test sperimentali
- UGC – contenuti generati dagli utenti (recensioni, foto, video)
- UX / CTA – esperienza utente e inviti all’azione
- SKU / PIM – gestione tecnica e informativa dei prodotti
- CLV – valore nel tempo del cliente
- CRM, CSAT, NPS – gestione relazione e misurazione di soddisfazione e fedeltà
- KPI, ROI, ROMI, SOV – indicatori chiave e misure di ritorno.
Conoscere le definizioni è solo il primo passo.
Il vero salto arriva quando inizi a vedere le connessioni:
- il CAC ha senso solo se lo confronti con AOV e CLV
- il ROAS è utile solo se rientra nel quadro di ROMI e ROI
- il CR è davvero sano solo se non stai sacrificando margini o valore nel tempo
- le vanity metrics (visualizzazioni, like, SOV “pura”) contano solo se sostengono i tuoi KPI reali.
Il tuo vocabolario ecommerce non serve a riempire report, ma a rispondere a poche domande chiave:
- Quanto mi costa acquisire un cliente?
- Quanto valore genera nel tempo?
- Dove sto perdendo soldi nel funnel?
- Quali leve posso muovere oggi (AOV, CRO, retention, mix SEO/SEM) per migliorare margini domani?
Quando ogni sigla diventa una leva operativa, la dashboard smette di essere un muro di numeri e si trasforma in uno strumento di regia.
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