Guida all’usabilità siti web: perché un sito facile da usare è (anche) un sito che funziona meglio
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Avere un sito bello non basta più: se le persone non capiscono dove cliccare, non trovano le informazioni o si perdono tra le pagine, quella visita è praticamente sprecata.
L’usabilità serve esattamente a questo: rendere il sito facile, intuitivo ed efficace per chi lo usa… e molto più utile per il business.
In questa guida vediamo:
- cos’è l’usabilità di un sito web (e da dove arriva questo concetto)
- perché oggi è legata a doppio filo con accessibilità e SEO
- quali sono i principi e i fattori chiave da curare
- come valutare e migliorare l’usabilità in modo concreto.
Che cos’è l’usabilità di un sito web (in parole semplici)
Per usabilità intendiamo la capacità di un sito di essere utilizzato in modo facile, efficiente e soddisfacente da persone reali per raggiungere un obiettivo: trovare un’informazione, compilare un form, fare un acquisto, scaricare una risorsa, ecc.
La norma ISO 9241 la definisce come:
“il grado in cui un prodotto può essere usato da particolari utenti per raggiungere certi obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d’uso”.
Tradotto sul web:
- Efficace → l’utente riesce a fare ciò che vuole
- Efficiente → ci riesce in poco tempo e con pochi passaggi
- Soddisfacente → l’esperienza è chiara, non frustrante, e l’utente è invogliato a tornare.
Un sito “usabile” non richiede all’utente di pensare troppo: è prevedibile, coerente, leggibile, senza ostacoli nascosti.
Un concetto che nasce prima del web
L’usabilità non nasce con Internet: è figlia dell’ergonomia e dello studio dell’interazione uomo–macchina.
Qualche tappa veloce della sua evoluzione:
- Età industriale – con il taylorismo e gli studi di Gilbreth si iniziano a misurare tempi, movimenti, errori per rendere il lavoro più semplice ed efficiente.
- Settore militare – durante le Guerre Mondiali si progettano comandi, cabine e istruzioni per ridurre gli errori umani (come le consolle dei piloti).
- Anni ‘40–‘60 – nascono i primi studi di human factors: tastiere telefoniche, sistemi di input, modalità con cui le persone ricordano e usano le interfacce.
- Anni ‘80–‘90 – esplodono informatica e software “per tutti”: le persone che usano i prodotti non sono più tecnici. Nascono i laboratori di usabilità, i test con utenti, la progettazione iterativa.
- Don Norman, Jakob Nielsen & co. – portano l’usabilità fuori dai laboratori, la legano alla psicologia cognitiva e alla progettazione centrata sulle persone.
Con il web, l’usabilità diventa rapidamente una disciplina chiave della User Experience (UX) e oggi è strettamente legata a accessibilità e inclusività.
WCAG e principio POUR: quando usabilità e accessibilità si incontrano
Per parlare di usabilità nel 2025 è impossibile ignorare le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), lo standard internazionale per l’accessibilità web definito dal W3C.
Le WCAG si basano su 4 principi – acronimo POUR:
- Perceivable (Percepibile)
Il contenuto deve poter essere percepito (anche tramite screen reader, testi alternativi, contrasti adeguati…). - Operable (Utilizzabile)
Tutti i controlli devono essere utilizzabili, anche da tastiera, da persone con disabilità motorie o con diverse modalità di interazione. - Understandable (Comprensibile)
Linguaggio chiaro, interfaccia prevedibile, feedback coerenti: l’utente deve capire cosa sta succedendo e come usare il sito. - Robust (Robusto)
Il sito deve funzionare correttamente su browser, device e tecnologie assistive diverse.
I livelli di conformità (A, AA, AAA) indicano quanto un sito è accessibile.
Molte normative – anche europee – richiedono oggi almeno il livello AA, soprattutto per PA ed enti soggetti a obblighi di accessibilità.
Per chi progetta siti significa: usabilità e accessibilità vanno progettate insieme, non in due momenti separati.
Performance e design al servizio dell’esperienza digitale
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I principi fondamentali dell’usabilità di un sito
Quando parliamo di usabilità sul web, entriamo nel campo di una vera e propria “scienza” con principi chiari. I principali:
- Chiarezza – l’utente deve capire subito dove si trova, cosa può fare e come.
- Coerenza – menu, pulsanti, colori e pattern devono comportarsi sempre allo stesso modo.
- Efficacia – portano al risultato con il minor numero di step.
- Efficienza – meno frizioni, meno doppi passaggi, niente blocchi.
- Accessibilità – il sito deve essere utilizzabile dal maggior numero possibile di persone.
- Soddisfazione – l’esperienza complessiva deve essere positiva, non faticosa.
A questi si affiancano 6 componenti chiave spesso usate nei test di usabilità:
- Intuitività – è chiaro a colpo d’occhio cosa fare?
- Facilità di apprendimento – un nuovo utente capisce velocemente come muoversi?
- Efficienza d’uso – un utente abituale riesce ad effettuare le operazioni in pochi clic?
- Memorabilità – se l’utente torna dopo un mese, si ricorda come funziona?
- Errori – quanti errori fanno le persone e quanto sono gravi? Riescono a recuperare facilmente?
- Soddisfazione soggettiva – le persone sono serene, o finiscono per essere frustrate dall’esperienza?
Perché l’usabilità è fondamentale per il tuo business
Lavorare sull’usabilità non è “solo” essere gentili con l’utente: è una scelta profondamente strategica.
Un sito usabile porta:
- Migliore esperienza utente → più fiducia, più ritorni, più passaparola.
- Più tempo sul sito → maggiore probabilità che l’utente compia l’azione che ti interessa.
- Più conversioni → moduli compilati, lead, vendite, prenotazioni, download.
- Migliore SEO → contenuti chiari, struttura ordinata, buona navigazione piacciono anche a Google.
- ROI più alto → a parità di traffico, fai di più: l’investimento in marketing rende meglio.
Gli studi di settore mostrano che dedicare circa il 10% del budget di progetto all’usabilità può più che raddoppiare le metriche chiave (conversioni, vendite, iscrizioni, lead).
In pratica: investire in usabilità significa sprecare meno traffico e far lavorare meglio ogni euro speso in advertising e SEO.
Come valutare l’usabilità del tuo sito
Capire se il tuo sito è realmente usabile vuol dire osservare gli utenti, non solo guardare le metriche.
I principali metodi:
1. Test di usabilità con utenti reali
Il metodo più potente (e spesso più sottovalutato):
- Selezioni alcuni utenti rappresentativi del tuo target.
- Dai loro compiti concreti da svolgere (trovare X, acquistare Y, richiedere un preventivo…).
- Li osservi mentre usano il sito, senza aiutarli.
Cosa guardare:
- dove esitano
- dove cliccano “indietro”
- dove si perdono
- dove rinunciano.
Bastano anche 5 utenti per round per far emergere i problemi principali, da correggere e ritestare in un processo iterativo.
2. Dati quantitativi e qualitativi
- Quantitativi (cosa succede davvero)
- tasso di conversione
- tempo medio per completare una task
- numero di errori
- abbandoni di pagina o di carrello.
- Qualitativi (cosa pensano e dicono gli utenti)
- interviste
- sondaggi di soddisfazione
- commenti liberi.
Entrambi servono: i numeri ti dicono dove c’è un problema, le persone ti spiegano perché.
3. Framework HEART di Google
Per strutturare la misurazione dell’esperienza utente, Google ha proposto il framework HEART:
- Happiness – soddisfazione, NPS, gradimento percepito.
- Engagement – quanto e come le persone interagiscono col sito.
- Adoption – quante persone iniziano a usare una nuova funzionalità o sezione.
- Retention – quanto spesso tornano e quanto durano nel tempo.
- Task success – se e quanto bene riescono a completare i compiti chiave (tasso di successo, errori, tempi).
Non devi usare tutto sempre: puoi scegliere le voci più rilevanti per il tuo progetto e costruire le tue metriche.
Come migliorare l’usabilità del sito (in modo pratico)
Ecco alcune aree su cui intervenire in modo concreto.
1. Struttura e navigazione
- Menu semplici, con voci chiare e non criptiche.
- Architettura dell’informazione logica: ogni sezione ha un senso preciso.
- Breadcrumb per far capire dove si trova l’utente.
- Link interni che guidano passo dopo passo.
- Ricerca interna che funziona davvero (e non restituisce “nessun risultato” per termini banali).
2. Mobile first e responsive design
- Layout che si adatta ai diversi schermi senza sforzi strani di zoom.
- Pulsanti ben cliccabili da smartphone (non micro-link vicinissimi).
- Moduli ottimizzati per il touch.
- Test reali da dispositivi diversi, non solo da desktop.
3. Velocità e prestazioni
- Immagini ottimizzate e compresse.
- Codice alleggerito e script caricati in modo intelligente.
- Utilizzo di CDN quando serve.
- Monitoraggio dei Core Web Vitals (LCP, INP, CLS) per capire come il sito “si sente” dal punto di vista dell’utente.
4. Contenuti leggibili e orientati all’utente
- Titoli e sottotitoli chiari, che dicono cosa troverò nel paragrafo.
- Paragrafi brevi, elenchi puntati quando servono, evidenziazioni mirate.
- Linguaggio semplice, vicino a quello che usano le persone nelle ricerche su Google.
- Call to action esplicite: “Scarica la guida”, “Richiedi un preventivo”, “Iscriviti alla newsletter”…
5. Immagini e video al servizio del contenuto
- Non elementi decorativi casuali, ma componenti che chiariscono e supportano l’informazione.
- Testi alternativi (alt text) per accessibilità e SEO.
- Dimensioni e pesi ottimizzati per non rallentare la pagina.
Usabilità e SEO: due facce della stessa medaglia
Un tempo si pensava:
“Prima penso alla SEO per portare traffico, poi (forse) all’usabilità”.
Oggi questo approccio non regge più:
- Google valuta sempre di più esperienza utente, qualità, velocità.
- Un sito che non si capisce o non funziona fa scappare gli utenti, e Google lo registra (bounce, pogosticking, scarsa soddisfazione).
- Un sito impeccabile a livello UX ma invisibile sui motori… semplicemente non verrà mai usato.
SEO e usabilità lavorano insieme, ad esempio tramite:
- Struttura chiara → migliore crawl e indicizzazione, migliore comprensione per l’utente.
- Titoli, heading e URL leggibili → search intent soddisfatto, clic più convinti.
- Contenuti completi e ben organizzati → risposte migliori per le persone e per il motore.
- Link interni intelligenti → più tempo sul sito, meno vicoli ciechi, più segnali positivi a Google.
- Performance tecniche → tempi di caricamento rapidi, meno abbandoni, segnali di qualità.
Un’espressione che rende bene l’idea è quella di Jakob Nielsen: Googlebot è “l’utente cieco più ricco del mondo”.
Se il tuo sito è tecnicamente accessibile, pulito, semantico, leggibile… ne beneficia sia l’utente reale sia il motore di ricerca.
Un sito usabile è un sito che lavora meglio, per tutti
Usabilità non vuol dire “fare le cose carine”: vuol dire progettare siti che rispettano il tempo, le energie e i limiti delle persone.
Un sito usabile è:
- più semplice da capire
- più veloce da usare
- più accessibile
- più efficace nel raggiungere gli obiettivi (tuoi e degli utenti).
E portare l’usabilità dentro i processi di progettazione – non solo alla fine – è oggi uno dei modi più intelligenti per aumentare il valore del proprio progetto digitale nel tempo.
Approfondimenti
Guida all’usabilità, la chiave per un sito facile, efficace e utile
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Ogni intervento è pensato per offrire un’esperienza utente fluida e coerente, capace di valorizzare il brand e supportare gli obiettivi di business.
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